Una transizione è un processo incompiuto

Una transizione è un processo incompiuto

di Fulvio Forino


Potremmo parlare all’infinito della globalizzazione che, benché sia stata molto enfatizzata, per molti aspetti non è tale.

Di fatto, oggi, il mondo ha un’incerta e instabile configurazione multipolare animata da dinamiche neoimperialistiche di Russia, Stati Uniti e di un’incerta Unione Europea, che sorvegliano a vista la Cina e il rapido sviluppo del suo know-how, della sua ricchezza e della sua capacità d’influenza su un numero crescente di paesi del mondo.

Tutto ciò è sotto in nostri occhi e è certamente vero, ma l’attuale globalizzazione, anche se ha generato una crescente interdipendenza economica tra popoli e nazioni di tutto il mondo, non mostra d’essere capace di dar vita a una cultura e a una nuova civiltà.

Viviamo in una società-mondo fuori controllo, ancora molto lontana dall’assumere una sua configurazione sistemica.
Siamo in una fase di transizione e il tempo di una transizione è il tempo dell’incertezza. Ogni transizione può avere tempi più o meno lunghi, può subire accelerazioni e decelerazioni, e non è dato prevedere dove quella in cui ci troviamo conduce né che tempi potrà avere.

Ciò che interessa è comprendere la globalizzazione in atto da un punto di vista sistemico.
Per tentare di orientarci, dovremmo pensare al DNA che è un centro d’integrazione e di regolazione, la cui complessità è superiore alla complessità del sistema-cellula di cui è il software di funzionamento.
Oggi non riusciamo a immaginare che possa emergere un centro mondiale di regolazione e integrazione e, tanto meno, siamo in vista dell’emergere di una nuova civiltà.

Una civiltà è un discorso a tutto tondo. Una civiltà non si fonda solo sulla condivisione di forme economiche, produttive e commerciali. Si fonda su valori, regole, doveri e diritti sociali che sono alla base di una visione del mondo, della vita e del modo in base a cui un popolo organizza la sua società.
Oggi l’integrazione scientifica, tecnologica, commerciale, economica procedono per conto loro. Sono inevitabilmente più veloci di quelle sociale, culturale, linguistica e molto, molto più veloci dell’integrazione politica, monetaria e militare.

La cultura profonda si forma nel tempo ed è dura a morire. Albert Einstein disse che: “Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”.
La storia ci insegna che ogni sistema sociale è un processo di continuo cambiamento e che l’attuale globalizzazione non fa eccezione.

Abbiamo bisogno di pensare a come pensiamo, di allenare la mente a ragionare in termini sistemici e di complessità.

Tratto da “Il volo della mosca” di Fulvio Forino – Torre del Vento Edizioni