In attesa della XIV edizione del Festival della Complessità …

In attesa della XIV edizione del Festival della Complessità …

di Pino Gullà

La Segreteria del Festival Complessità mi ha inviato una mail in cui lo staff propone ai Partner promotori e ai partecipanti “la Complessità in pratica: vivere, decidere, agire”. Un titolo “immaginato” per la prossima edizione aperto alla discussione nel web meeting del 31 gennaio prossimo. A parer mio non è un titolo “immaginato”, ma pertinente e in continuità con i temi dell’anno scorso. Mentre leggevo la mail, mi sono venuti in mente gli inviti dei due coordinatori, Fulvio Furino e Giuseppe Gembillo, nella precedente edizione: “Comprendere la complessità del vivere e agire nel mondo e nel tempo a noi assegnati”.

 Similmente sulla domanda: “Complessità termine di moda utilizzato come sinonimo di complicato?”. Il percorso del Festival ha una sua coerenza. L’anno scorso i due coordinatori sottolineavano che spesso sistema complesso viene confuso con sistema complicato. Spesso viene usato come sinonimo di complicazione. Sicuramente sento parlare di complessità decine di volte nella quotidianità. Alla tv, sulla stampa. Non ricordo in passato una tale diffusione. Certamente si utilizzava di meno il termine “complesso”, di più “complicato”.

I filosofi della Complessità si sono interrogati durante i loro percorsi di conoscenza e hanno evidenziato la distinzione tra complesso e complicato. Anche nella tredicesima Festival della Complessità si è posta una distinzione. Ricordo gli esempi della radio e dell’orologio entrambi con una struttura statica; mentre strutture complesse sono quelle degli esseri viventi, una pianta, un insetto, un essere umano; interagiscono con l’ambiente.

Il concetto di Complessità si va diffondendo nella nostra cultura? Certo. Basta leggere Cento Edgar Morin, a cura di Mauro Ceruti, ordinario di Filosofia della Scienza, pubblicato nel 2021 per rendere omaggio a Edgar Morin, sociologo e filosofo della Complessità, in occasione del suo compleanno centenario. Le 435 pagine sono firmate da personalità importanti, “espressioni di una molteplicità di campi del sapere”. Aggiungerei anche della politica, politici, sindaci ed ex ministri. La prima firma è di David Sassoli, già Presidente del Parlamento europeo, prematuramente scomparso. Seguono non solo docenti e rettori delle varie università italiane, ma anche sindacalisti medici, architetti, scrittori, registi, editori, ecologisti, semiologi, giornalisti, presidenti di associazioni, artisti. La Complessità è entrata nelle scuole di ogni ordine e grado con l’interdisciplinarità; è arrivata agli Esami di Stato 2023: la prima traccia per l’indirizzo di Scienze Umane riporta un brano tratto dal sesto volume de Il metodo.6. Etica di Edgar Morin.

Non è poi “così raro sentire parlare di approccio complesso”. Ultimamente mi hanno colpito alcune pubblicazioni recenti. Il saggio storiografico Storia, etnia, religione. La guerra oltre le armi di Andrea Carteny, professore associato di Storia moderna dell’Europa dell’Est e delle Relazioni internazionali presso il dipartimento Saras (Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo). Un virgolettato: “Nella complessità della storia cosacca si riflette tutta la pluralità dell’Ucraina moderna”. Il libro del generale Giuseppe Governale “Sapevamo già tutto”, edito da Solferino, un’indagine sulla mafia siciliana dall’Ottocento ad oggi attraverso: antropologia, sociologia, teatro, cinema, letteratura e naturalmente i lavori dei docenti di Storia. “Raccontare è complesso. È devastante spesso per chi racconta prima ancora che per chi legge”. Sono le parole iniziali in Premessa di Traditori. Come fango e depistaggio hanno segnato la storia italiana di Paolo Borrometi, edito da Solferino. Un reportage giornalistico dal 1943 al Terzo Millennio.

Concludendo, Il titolo immaginato: La complessità in pratica: vivere, decidere, agire diventa reale nella società quando si vede e si interpreta il mondo secondo i paradigmi complessi. Forse oggi ne avrebbe urgente bisogno certa politica, in caduta libera. Al riguardo bisognerebbe ripartire dall’ Etica moriniana per vivere le pratiche di governo (locali, regionali, nazionali, globali) con responsabilità, in particolare nel momento in cui si dovrà decidere. L’Etica di Morin è chiara: Responsabilità verso la Natura, la nostra Terra-Patria e la Comunità di destino di tutti gli esseri umani.

Pino Gullà

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