Quale futuro?

Quale futuro?

Quale futuro?

Festival della Complessità 2026 | XVI Edizione

La sedicesima edizione del Festival della Complessità, la dedicheremo a tentar di rispondere alla domanda sui tempi a venire, ovviamente attingendo alle forme proprie del pensiero sistemico-complesso.

Quando abbiamo cominciato a riflettere, mesi fa, su questa idea, il mondo aveva certo i suoi problemi e le sue incognite quanto a previsioni di evoluzione. In particolare, ci sembrava che l’orizzonte temporale, nel campo delle idee e dei sistemi di idee, fosse occluso. Parliamo della mentalità in generale, della pubblica opinione, ma anche dell’opinione informata e qualificata da studi specifici. Complice forse il robusto invecchiamento della popolazione e le difficoltà dei paesi ad economia matura a intravedere gli sviluppi dei tempi nuovi, quantomeno nella nostra parte di mondo, ci sembrava mancassero progetti ambiziosi e rilevanti da perseguire nel tempo che ci viene incontro.

Nell’ultimo decennio, dopo oscillazioni e ripetute altalene dei corsi economici e finanziari, si è manifestata una inquietante sequenza che partita con la pandemia della SARS-CoV-2 è arrivata fino alla guerra alle porte di Europa, in Ucraina. Non ultimo, l’estenuante problema della difficile convivenza tra israeliani e palestinesi, ha preso di nuovo forma di aperto conflitto con decine di migliaia di morti e ancor più di feriti e lungo-traumatizzati.  Nel discorso pubblico, si è cominciata a presentare addirittura la paura atomica che era scomparsa dagli anni ’60. Dopo decenni di dominio pubblico del discorso economico, ora gli argomenti più rilevanti nel pubblico dibattito sono diventati geopolitici e le problematiche di convivenza tra le varie civiltà.

Ma anche i problemi di convivenza con la natura, che fossero ecologici o legati alla biodiversità o al clima, all’impeto estrattivo di energia fossile e minerali, consumo della terra e dell’acqua, si sono proposti sempre più alla pubblica attenzione. Infine, il nuovo mondo artificiale basato su varie applicazioni della Teoria dell’informazione che pure, assieme alla cibernetica, proviene dalle radici post-belliche della nostra cultura della complessità, sta liberando fenomeni verso i quali qualcuno prova entusiasmo e addirittura speranza stante che forse molti di più, invece, ne sono inquietati. Chi vede nella tecnologia una promessa di possibile utopia concreta è ormai stretta minoranza nei confronti di molti di più che ne vedono i possibili caratteri distopici.

Si ha l’impressione che a fronte di così tante e gravi problematiche che spesso arrivano poi a colpire anche il piano personale dando alla WHO il polso di quella che è stata definita una “epidemia mondiale di depressione”, il motore di quello che il filosofo Ernst Bloch chiamava il “principio speranza”, si sia inceppato. Il difficile adattamento a questo mondo nuovo fatto ormai da più di 8 miliardi di umani, sembra mancare sia di teoria adeguata a farvi fronte, sia qui nella nostra parte di mondo, di quella forma politica che unica garantisce non solo la piena partecipazione dei vari gruppi sociali e delle varie idee, ma la stessa diffusione di idee e progetti condivisi preparando così ognuno di noi ai cambiamenti che sembrano sempre più ritenersi urgenti e necessari. Questa forma politica è la democrazia che ultimamente però sembra più una etichetta appiccicata a qualcosa che vi corrisponde sempre meno.

È da queste riflessioni interne che abbiamo tratto l’idea di occuparci quest’anno del futuro. Poi è arrivata la guerra in Medio Oriente e Iran con tutto il suo portato di potenziale “catastrofe rallentata” che peserà per mesi e forse anni su molti piani che compongono le nostre forme di convivenza.

Naturalmente non è nostro compito promuovere specifiche idee e visioni del mondo; tuttavia, sentiamo nostra missione aiutare l’evoluzione dei sistemi di pensiero e conoscenza. Qui, la cultura sistemico-complessa può dire molto. Sia invitando a trovare le strutture e i sistemi che formano una unica realtà che la divisione delle discipline orientate per altro a sempre più specializzazione tende a frammentare troppo, sia familiarizzando di più con i tanti concetti che animano lo sviluppo della cultura complessa da decenni. Concetti quali la relazionalità, le logiche non lineari, le influenze dei contesti, i fenomeni nuovi che emergono dall’aumento di complessità degli strati precedenti, come prevedere strategie che lavorino nei tempi medi e lunghi, l’abbandono delle semplificazioni riduzioniste e deterministe, le migliori esperienze e pratiche applicative nella sanità, nell’educazione, nelle forme aziendali molto altro che animerà il Festival di quest’anno.

A partire dal prossimo maggio, ci vediamo in tutta Italia con le tante iniziative del Festival diffuso, sul web con interviste e dibattiti, sui social e su questo sito con appuntamenti e stimoli che ci spingano a sfidare le nebbie del domani.


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