Dialoghi sui mondi possibili

Dialoghi sui mondi possibili

Il possibile è tutto ciò che non si sa se avverrà oppure no, tutto ciò che sembra avere qualche probabilità di esito, di riuscita. 

“Dialoghi su Mondi Possibili” è il tema proposto dalla XIII edizione del Festival della Complessità.

Oggi siamo immersi in un nostro mondo che ha dietro di sé i secoli dell’era moderna, dalla quale abbiamo ereditato idee e visioni della realtà che governano il nostro modo di pensare e agire e il modo d’essere delle nostre istituzioni e delle nostre società.

La realtà può essere conosciuta solo in modo probabilistico. Non è un’entità fissa e immobile. È una costruzione, un’elaborazione delle menti delle persone che, in epoche e contesti diversi, danno vita a diverse rappresentazioni possibili della realtà.

Orgogliosamente pieni di certezze, da almeno una ventina d’anni assistiamo al tumultuoso intrecciarsi di eventi, cambiamenti, innovazioni, sconvolgimenti sempre più veloci a cui le nostre menti e la nostra cultura non riescono a “star dietro”.

Fenomeni come inquinamento e cambiamento climatico, globalizzazione, crescita demografica, urbanizzazione, ripetute crisi economiche e finanziarie, la pandemia da covid-19, il dilagare di guerre giunte fino alle porte dell’Europa sono tutti fenomeni che sfuggono ad ogni controllo.  

Ci ricordano che nella storia ci sono sempre stati momenti di frattura dovuti a cambiamenti profondi, rapidi, spesso catastrofici.

Avvertiamo di essere capitati in uno di questi momenti eccezionali. Avvertiamo che siamo in una fase di adattamento che richiede un profondo cambiamento nei nostri modi di pensare, nelle forme istituzionali e sociali che ci siamo dati e nei nostri modi vivere e d’agire nel mondo; un’impresa impossibile senza un aggiornamento del “come” conosciamo, analizziamo, giudichiamo e progettiamo la realtà.

La cifra portante di questa fase storica è il vertiginoso aumento di complessità che riguarda i molti campi soggetti a trasformazione: globalizzazione, ambiente e regimi energetici, crisi politica della democrazia e bancarotta etica, impatti trasformativi del digitale e intelligenza artificiale, economia globale e locale, convivenza o guerra, cultura arte ed etica della libertà, l’etica, il welfare e il benessere fisico, psicologico e sociale, l’incertezza del futuro e il precario statuto dell’esser giovani…

Viviamo un momento di spaesamento. Corriamo il rischio di affidarci alle ingannevoli logiche lineari semplificatrici e a uno sviluppo che, saturo di contraddizioni, più che un vero progresso ha generato problemi mai conosciuti in passato dall’umanità.

Siamo convinti che conoscenza e padronanza diffuse dei concetti come relazione, reti, varietà, interdipendenza, complementarità, cooperazione, integrazione, autorganizzazione, storia profonda, dialogica, trasformazione adattiva sono il presupposto per poter cogliere la complessità generata dall’intrecciarsi di processi e cambiamenti non lineari, non riducibili né semplificabili oltre il dovuto, che stanno trasformando il mondo e le nostre vite.

Proporsi di pensare a mondi possibili può avere il significato di guardare a esperienze innovative come a altrettanti mondi possibili e indizi di futuro. Significa volgere uno sguardo complesso alle tante cose che sembrano non funzionare più come una volta e che potrebbero e dovrebbero essere cambiate. Ci propone l’idea di non concentrarsi solo sui grandi trend in atto per valorizzare e condividere quei segnali deboli che, colti a livello micro e locale, aiutano a rendere più probabili gli auspicati e necessari nuovi mondi possibili.