La complessità del linguaggio come ecologia – di Rocco Lapenta
La complessità del linguaggio come ecologia: dialetti e giardini privati
Articolo di Rocco Lapenta per Urbe e Turbe | Festival della Complessità 2025
Il linguaggio e l’ecologia sono intimamente connessi: entrambi sono sistemi viventi, in continua evoluzione, che riflettono la storia e la cultura di una comunità. I dialetti, con la loro ricchezza espressiva e la loro specificità locale, possono essere considerati veri e propri ecosistemi linguistici che richiedono cura per continuare a esistere. Allo stesso modo, i giardini privati rappresentano spazi di memoria e affetto, testi viventi che raccontano la relazione profonda tra uomo e ambiente. Se i dialetti in via di estinzione sono microcosmi linguistici, i giardini privati sono spazi di vita che si trasformano nel tempo attraverso l’interazione con chi li cura e li tramanda. Preservare un dialetto o un giardino significa mantenere viva una relazione, accettando che ogni atto di cura sia anche un atto di riscrittura.
La metafora dell’ecologia come testo, proposta da Timothy Morton, risulta particolarmente calzante in questo contesto: “La crisi ecologica ci obbliga a ripensare l’idea stessa di natura” (Ecologia oscura, Laterza, 2018, p. 45). Morton, esponente del movimento filosofico orientato agli oggetti (Object-Oriented Ontology), ci invita a considerare il mondo come un tessuto intricato di relazioni in cui ogni elemento è interconnesso. La sua idea del mesh, la maglia o rete che descrive il legame tra entità viventi e non viventi, sottolinea come sia impossibile distinguere un dentro da un fuori: il linguaggio, come l’ecologia, è un sistema aperto che si evolve attraverso l’interazione.
In modo analogo, Edgar Morin, teorico della complessità, ci ricorda che “la conoscenza complessa implica il collegamento tra ordine e disordine” (Il Metodo 1: La Natura della Natura, Raffaello Cortina Editore, 2001, p. 120). Questa visione sistemica è fondamentale per comprendere la natura dinamica dei dialetti e dei giardini: entrambi non sono entità statiche, ma organismi viventi che si trasformano nel tempo, adattandosi al contesto in cui esistono.
La teoria di Morton trova inoltre un interessante parallelo con il pensiero di Jacques Derrida e la sua celebre affermazione “Il n’y a pas d’hors-texte” (La scrittura e la differenza, Einaudi, 1998, p. 227), che invita a considerare ogni testo come inserito in un contesto più ampio di segni e interpretazioni. Allo stesso modo, l’ecologia di Morton abbatte le barriere tra cultura e natura, favorendo una visione inclusiva in cui anche gli elementi non umani diventano portatori di significato.
Un ulteriore aspetto cruciale della riflessione di Morton è il concetto di iperoggetti, entità come il riscaldamento globale o il nucleare che, per la loro vastità temporale e spaziale, sfuggono alla percezione diretta dell’uomo, ma ne influenzano profondamente la vita. “Gli iperoggetti ci ricordano che l’umano è sempre immerso in un contesto ecologico più ampio, di cui non può mai avere pieno controllo” (Hyperobjects: Philosophy and Ecology after the End of the World, University of Minnesota Press, 2013, p. 130). Questa consapevolezza spinge a riconsiderare il ruolo dell’uomo non come dominatore, ma come parte di un sistema complesso in cui ogni azione ha conseguenze diffuse e spesso imprevedibili.
Preservare un dialetto o un giardino significa salvaguardare non solo un elemento materiale, ma anche un ecosistema di significati, emozioni e storie che definiscono l’identità di una comunità.
Il paradigma della complessità e il pensiero orientato agli oggetti ci invitano a superare le barriere disciplinari e a riconoscere che ogni forma di conoscenza è inserita in un contesto di relazioni. Come afferma Morin, “La complessità non è complicazione, ma un modo di pensare che lega e relaziona” (Il Metodo 3: La Conoscenza della Conoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2007, p. 203). Solo accettando questa visione complessa possiamo sperare di affrontare le sfide del nostro tempo in modo consapevole e responsabile, costruendo un futuro in cui il dialogo tra cultura e natura non sia più un’eccezione, ma la regola.
“Estratto del talk tenutosi il 26 maggio 2024 nell’ambito della rassegna “Urbe e Turbe”, in cui hanno dialogato Nicola Feninno, fondatore di CTRL Magazine e Licia Vignotto, co-fondatrice di Interno Verde. Moderato da Rocco Lapenta”
