Quando il semplificare ci inganna
Grovigli di problemi
Il Progresso e il benessere che ci siamo conquistati sembrano rivoltarsi contro di noi. Viviamo in un mondo globalizzato che, ci appare incomprensibile, disorientante. Le nostre menti sono come paralizzate da un’incertezza e da una complessità faticose e minacciose. La tecnologia, la possibilità di viaggiare su lunghe distanze, quella di avere molte informazioni in tempo reale, la disponibilità cure e di cibo a prezzi accessibili, l’accesso generalizzato all’istruzione, avrebbero dovuto facilitare la nostra vita. In realtà ci mettono di fronte situazioni complesse, ansiogene perché difficili da collegare, da valutare e quindi difficili da gestire. Ci siamo illusi d’essere onnipotenti, d’esserci messi al sicuro, ma ci troviamo di fronte a grovigli di problemi complessi, inediti, sociali, economici, ambientali, che, tutti tra loro collegati, generano incertezza perché si sottraggono alla nostra capacità di controllarli se non del tutto, almeno parzialmente. Così ci affanniamo nella ricerca di certezze e, oggi più che mai, siamo tentati dalle sirene della semplificazione. Ma, la semplificazione di problemi o situazioni complessi è una scorciatoia per il paradiso che porta direttamente all’inferno. Si basa su concettualizzazioni estreme, radicali che portano a soluzioni illusorie di cui prima o poi si paga il prezzo. Di fronte a una situazione complessa è inutile, se non pericoloso, semplificare. Per prima cosa dobbiamo trovare il modo di comprenderla. La comprensione, infatti, offre la possibilità di discernere ciò che è davvero importante da ciò che non lo è. Permette d’assumere determinati decisioni e comportamenti piuttosto che altri. Affrontare una situazione complessa richiede che la “esploriamo” con un pensiero sistemico, complesso; richiede pazienza, curiosità, competenza e, soprattutto, il talento della consapevolezza dei propri limiti. È questo che ci viene chiesto quando ci troviamo a ragionare di globalizzazione così come quando ci troviamo di fronte a una classe “difficile”, a un paziente “complicato”, a un’azienda in difficoltà, a un bambino in riabilitazione, a un figlio in crisi.
Caterpillar
In quest’epoca di una complessità mai prima conosciuta, è come se ci trovassimo a dover attraversare una foresta fatta di variabili, situazioni, problemi tra loro aggrovigliati. Siamo incerti su quale strada intraprendere e a qualcuno può venire l’idea di prendere un caterpillar e aprire una strada sicura, ben tracciata, da percorrere facilmente e senza correre alcun pericolo. Niente di più semplice. Basta che qualcuno prenda davvero un enorme caterpillar e apra una strada dritta e priva d’ostacoli. In terra ci sono ancora i segni dei cingoli, si sente ancora odore di terra smossa, di alberi abbattuti, di gasolio e già una folla di viandanti entusiasti si trova a percorrerla. Si sono affrettati a imboccarla senza porsi problemi, senza sapere che di fronte alla complessità i caterpillar servono a poco. Ignorano che ci siamo dati un destino per cui vivremo in una foresta di vicende e situazioni sempre più aggrovigliate. Una foresta infinita, che, giorno dopo giorno, diventa più fitta e oscura, che non cessa d’allargarsi. Non sanno che la strada aperta dalle possenti pale del caterpillar, man mano che avanzano, si richiude dietro di loro e che arriveranno lì dove la foresta si fa più impenetrabile, più minacciosa, piena di nuovi ostacoli e pericoli maggiori di quelli che si sono lasciati alle spalle. Prima o poi il caterpillar s’arresterà per un guasto o perché avrà finito finirà il carburante. Gli entusiasti viandanti si troveranno, così, smarriti, senza certezze e senza punti di riferimento non sapranno dove andare. Stanchi, senza una mappa, incapaci d’orientarsi, senza più voce, per un po’ taceranno e poi, piano piano, riprenderanno a invocare un qualcuno che prenda un nuovo caterpillar e che apra loro una nuova strada, che li porti fuori dalla foresta.
Una mappa e una bussola
Fuor di metafora, il semplicismo è la ruspa con cui pretendiamo di spianare la complessità delle vicende umane che riguardino noi come persone, le comunità e le società di cui siamo parte. È inutile tirare un filo per dipanare un groviglio, non faremo altro che infittirlo. Per orientarsi in una foresta è necessario avere con sé una bussola e una mappa. Ben sapendo che una mappa non è il territorio, possiamo renderla più affidabile, se segniamo su di essa il percorso compiuto, dei punti di riferimento certi, gli ostacoli e le difficoltà che incontriamo. Pur tenendo conto degli ostacoli e dell’andamento del terreno, si deve saper avanzare nella direzione giusta. In altre parole, bisogna utilizzare un pensiero complesso per costruire mappe che ci aiutino a comprendere dove siamo e se siamo sulla strada giusta. Questo dovrebbe essere il compito di chi è chiamato a insegnare, a sostenere chi sta in difficoltà, a curare un paziente, a condurre un’azienda, a informare i cittadini. È però, soprattutto, il compito più alto della politica che dovrebbe concretizzarsi nell’esercizio di un pensiero sistemico e complesso. Non sembra sia così. Oggi negli Stati Uniti, così come in Cina, in Russia in molte nazioni d’Europa, nel nostro come in molti altri paesi, ci sono animosi semplificatori, conducenti di ruspe e caterpillar che ottengono credibilità e successo promettendo d’aprire strade sicure che ci facciano uscire dalla complessità in cui ci troviamo come viandanti persi in mezzo a montagne, di notte e sotto un cielo senza stelle, ai quali serve una mappa e una bussola e non un caterpillar che non spianerà mai le montagne che li circondano.
Diffidare
Dovremmo apprendere a diffidare dei caterpillar della semplificazione, a diffidare anche di noi stessi quando tentiamo di imboccare scorciatoie che portano nel fitto della foresta in cui ci troviamo. E non solo come cittadini. Quando diamo uno schiaffo a un figlio, rischiamo di perdere per sempre la sua fiducia e la sua stima, di negarci la possibilità di aiutarlo davvero. Se facciamo capire a un alunno che lo abbiamo classificato, negativamente, possiamo portarlo a non apprendere mai più la materia che insegniamo. Pensare che un paziente debba automaticamente aderire ai consigli che gli diamo e alle terapie che gli prescriviamo, ci preclude ogni possibilità di rapporto empatico con lui e, di conseguenza, di coinvolgerlo e darlo responsabilità nel mantenere il migliore stato di salute per lui. Possiamo sempre forzare i nostri “dipendenti” a eseguire ordini e disposizioni, ma ciò non vuol dire che li eseguiranno volentieri e che le cose andranno come noi desideriamo. C’è sempre una soluzione semplice per un problema complesso; naturalmente sbagliata e, secondo Albert Einstein, abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare. Un modo di pensare nuovo e sistemico, complesso che ci metta al riparo da ogni tentazione di dar retta ai guidatori di caterpillar; in particolare quando si tratta di leader, profeti e politici.
Diceva Pascal.
