Creare accordi per misurare impatti generativi
di Aurelio Riccioli
Introduzione
La conclusione di un accordo commerciale, la stipula di un contratto tra più parti o la progettazione di un progetto di sviluppo territoriale, offre la possibilità di considerare concretamente il grado di consapevolezza delle parti coinvolte nella relazione stessa. Quando la relazione entra consapevolmente nell’accordo, quale che sia il suo contenuto e il grado di coinvolgimento delle parti, si attua la concreta possibilità che sia efficace e duraturo nel tempo.
La consapevolezza in questione non riguarda l’aspetto tecnico delle conoscenze e competenze di tipo commerciale, giuridico o progettuale che si è chiamati necessariamente a dispiegare nel campo – qualcosa che ha contorni ben definiti, che è normato e codificato, che ha un carattere asettico, prevedibile, abiotico. Riguarda piuttosto le connessioni e gli impatti che mettono in rapporto un attore sociale con l’altro su piani non sempre immediatamente percepibili. Possono essere connessioni che già esistono, ma non sono manifeste, oppure sono correlazioni potenziali in attesa di uno spazio di possibilità, un enabling environment che offra loro l’opportunità di venire alla luce.
Sviluppare un senso sottile per queste connessioni e impatti ci porta a sperimentare il fatto che la relazione viene prima del testo scritto e che la comunità di cui siamo parte è una realtà vivente che reagisce beneficamente a ciò che di intangibile le portiamo incontro.
In quest’ottica, l’ac–cordarsi è un sintonizzarsi di cuori diversi ad una medesima realtà, e l’accordo può essere uno strumento per sancire anche formalmente la qualità della relazione già maturata o che si desidera sviluppare assieme. Quando il “non detto relazionale” viene incluso nella trattativa negoziale, a qualsiasi livello, e quindi tradotto nel tessuto contrattuale, le persone sono più soddisfatte e portate a mantenere nel tempo gli accordi raggiunti. Per raggiungere questa modalità di accordo serve un approccio che evidenzi le interconnessioni e implicazioni sia nella relazione considerata che nei sistemi di appartenenza e di impatto. Serve indagare e impegnarsi a un tipo di relazione commerciale, professionale o personale, che considera connessioni, soggetti coinvolti, interni e esterni (connessioni) e impatti dell’agire nel proprio sistemi e in quello più ampio cui apparteniamo.
Che cosa sono i GeA?
Un GeA è un accordo tra due o più parti che intendono formalizzare la co-creazione di valore tangibile ed intangibile per generare un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Un GeA può comparire a latere di contratti ordinari che i sottoscrittori hanno già stipulato per formalizzare ciò che va oltre la somma di quanto le parti sottoscriventi hanno già messo in campo, il capitale intangibile, per renderlo massimamente visibile e attivarne la propagazione attraverso un ‘contagio esemplare’.
Nella sua forma base GEA è essenzialmente un gentlement agreement che possiede una determinata struttura, ha il valore legale di una lettera d’intenti e offre già a questo livello un template che può essere immediatamente utilizzato.
Da questa forma base possono discendere varie specializzazioni o caratterizzazioni che possono ereditate – tutte o in parte – dalle implementazioni concrete che ne derivano. Ad esempio si possono esplorare ulteriormente le possibilità generative rimanendo all’interno di un gentlement agreement oppure si può desiderare di ‘esportare’ generatività in accordi più cogenti dal punto di vista legale e concludere contratti di intergeneratività – ad es. promuovere la generazione di capitale intangibile in un progetto territoriale multi-stakeholder.
Un GeA per certi aspetti rappresenta la formalizzazione della qualità della relazione tra due o più soggetti, la volontà che li anima per generare impatto positivo così come il desiderio di farlo sapere alla comunità di appartenenza. Tutto ciò può essere espresso anche con altre modalità ovvero può rimanere inespresso. Se è vero che una forma non crea automaticamente la sostanza, per i GeA l’essenziale è il percorso che porta ad una certa formalizzazione essendo il risultato finale soltanto il segno esteriore di una volontà comune di agire le proprie relazioni in modo rinnovato.
In questo senso il GeA può essere inteso come un percorso guidato che mira ad ampliare la consapevolezza dei sottoscrittori del valore intangibile che scaturisce dalla loro relazione e come questa si diffonda verso la comunità di appartenenza.
Infine, l’esplicitazione del capitale intangibile prodotto così come la sua misura, servono a stimolare riflessioni, a creare ulteriore consapevolezza e ad imparare dalle proprie esperienze.
GeA per le Società Benefit
Un accordo come GeA, rappresenta la formalizzazione della qualità della relazione tra due o più soggetti, la volontà che li anima per generare impatto positivo e renderlo esplicito alla comunità di appartenenza.
Per le Società Benefit il suo utilizzo può rivelarsi molto interessante in almeno due distinti ambiti di applicazione.
Un primo ambito riguarda la facilitazione della rendicontazione non finanziaria delle proprie impact activities ovvero la relazione annuale di impatto da allegare al bilancio e pubblicare sul sito aziendale.
Com’è noto questa reportistica deve essere redatta utilizzando uno “Standard di valutazione” scelto autonomamente (purché esterno), non riconducibile alla società benefit, credibile e trasparente. In questo contesto GeA può di certo semplificare l’attività di audit, svolta dal soggetto terzo, perché in esso sono già contenuti alcuni elementi di rilievo oggetto dell’attività di verifica: l’identificazione dell’impatto positivo (generativo), la misura, le modalità di perseguimento con precise responsabilità e il legame con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Quale che sia lo standard scelto, il lavoro del certificatore risulterà certamente facilitato se esso può basarsi su dei GeA in quanto, come descritto poc’anzi, molte informazioni sono facilmente rintracciabili e verificabili. Anche anche nel caso in cui si utilizzasse lo strumento del B Impact Assessment, la redazione di quest’ultimo può svolgersi in maniera estremamente lineare rispetto a quanto già definito nello statuto sociale; l’essere società benefit permette dei vantaggi diretti anche nella valutazione che il BIA attua nei confronti di tale società: andando ad analizzare nel dettaglio l’area governance del BIA si nota come possono essere ottenuti diversi punti se il la mission aziendale è ben definita e se l’azienda ha adottato un’entità giuridica che prende in considerazione di tutti gli stakeholder nei suoi processi decisionali.
Essere una società benefit può portare vantaggi in quanto:
- Attrae e fidelizza i dipendenti motivati da una missione sociale o ambientale.
- Migliora la reputazione dell’azienda, attrarre investitori e migliorare le relazioni con i clienti.
- Accresce la responsabilità dei membri del consiglio di amministrazione nei confronti dell’interesse pubblico e ambientale.
- Può garantire la protezione legale del modello d’impresa a beneficio della missione sociale o ambientale.
Quindi, combinare la valutazione di un BIA con lo status di società benefit può aumentare l’impatto e la credibilità dell’azienda nel raggiungimento della sua missione sociale o ambientale.
Un altro ambito di applicazione consente di rafforzare e ‘certificare’ la veracità della natura Benefit dell’azienda stringendo GeA con stakeholder significativi del territorio o comunque connessi in vario modo con il settore produttivo dell’azienda. Una società benefit che operi nel settore zootecnico potrebbe, ad esempio, stringere dei GeA con delle associazioni che si occupano di tutela dell’ambiente o con delle ONG che si occupano della tutela degli animali ed altri ancora. Questi accordi attesterebbero in modo significativo, a prova di green o benefit washing, la genuinità della volontà di impatto positivo perseguita dall’azienda in questione. Un caso particolare di questo utilizzo si ha quando lo stakeholder è interno all’azienda stessa ed è dato dall’insieme dei suoi collaboratori. Un GeA stretto tra questi ultimi e la proprietà rappresenterebbe una ‘continuum di senso’ tra l’essere benefit non solo per il mondo esterno ma anche al proprio interno. Esiste infatti un rischio purtroppo non basso di ‘green washing organizzativo’ per il quale una società benefit al proprio interno potrebbe adottare pratiche e comportamenti organizzativi per nulla dissimili dalle aziende totalmente dedite al perseguimento del profitto a totale discapito del benessere dei propri collaboratori.
